Otranto, la “Porta d’Oriente” del Salento

Pubblicato da Carlo Albertini il


Otranto, la splendida cittadina pugliese nota anche come “Porta d’Oriente”, è anche il porto italiano situato più a est e nel corso degli anni ha visto aumentare continuamente il numero dei turisti che la visitano. Ecco una serie di attrazioni da vedere.

Il centro storico e il Castello

Il centro storico della città si trova all’interno di una cinta muraria molto possente, che gli abitanti avevano eretto con scopi difensivi dopo che Otranto aveva subito un attacco ed una devastazione da parte dei turchi nel 1480. L’ingresso storico è quello di Porta Alfonsina, dal quale si entra provenendo dal mare e arrivando in un dedalo di viuzze tortuose nelle quali è concentrata la maggior parte delle strutture architettoniche di Otranto.

Una di queste è il castello Aragonese che fu costruito per volontà di Ferdinando di Aragona, prendendo come base le fortificazioni preesistenti che risalivano al periodo della dominazione sveva. Il Castello, che è cinto da un fossato, ha una pianta pentagonale ed è completato da tre torrioni di forma cilindrica. Il lato che guarda verso il mare è protetto da un bastione con la forma di una lancia, mentre il ponte levatoio è situato sul lato opposto. Sempre nel centro storico si trovano la chiesetta settecentesca della Madonna d’Altomare, quella seicentesca di Santa Maria dei Martiri e la piccola basilica in stile bizantino che venne eretta circa nell’anno Mille ed è dedicata a San Pietro.

Per quanto riguarda le strutture civili nel centro storico della cittadina pugliese spiccano l’antico palazzo dei Mori e il settecentesco Palazzo Lopez, che fu eretto basandosi sulle strutture di una preesistente casa torre risalente al ‘500 e che ospita al suo interno il museo Diocesano con vari monumenti da non perdere come il fonte battesimale seicentesco con scolpite delle storie dell’antico e del Nuovo Testamento.

La cattedrale di Otranto

La magnifica Cattedrale che è dedicata a Santa Maria Annunziata, è certamente la perla più splendente di Otranto. Questo edificio, realizzato in pietra paglierina ha sulla facciata un rosone gotico molto bello con motivi arabeggianti, posto al disopra di un portale seicentesco. All’interno della cattedrale si può ammirare il pavimento interamente a mosaico che ricopre le tre navate dalle quali è costituita, e che risale al 1155. Questo pavimento è la massima espressione dello stile romanico pugliese, ed è senza dubbio il più grande di tutta l’Europa e fu realizzato da un monaco del monastero di San Nicola di Casole, Pantaleone. Molti i disegni e i drappeggi che si trovano all’interno, tra i quali risalta una raffigurazione dell’albero della vita, sia con le figure di Adamo ed Eva che con quelle di ispirazione bretone del ciclo di Re Artù. All’interno della Cattedrale si trova l’altare maggiore e si ergono 14 colonne in granito, sulla cui cima sono posti dei capitelli romanici, mentre la sottostante cripta vede la presenza di 58 colonne con disegni in stile bizantino.

La Madonna dell’Altomare a Otranto

Anche il pavimento interno di questa chiesa è a mosaico, con bellissime decorazioni che richiamano l’ambiente marinaresco, sia nell’illuminazione che negli arredi, dal delfino alla conchiglia, all’anfora, al cavalluccio marino. La popolazione della città e dei dintorni ha una devozione particolare per questa chiesa, dovuto ad un episodio risalente alla devastazione turca quando gli invasori trafugarono la statua della Madonna, che venne poi ritrovata dopo essere stata lasciata alla deriva sui una barca dai turchi a seguito della richiesta di una giovane schiava otrantina.

Il monastero di San Nicola di Casole


Il monastero di San Nicola di Casole, che fu fondato nel 1098, si trova a circa 4 chilometri dalla cittadina in passato era ritenuto uno dei maggiori centri culturali del Salento e di tutta la cristianità. Al suo interno erano conservati volumi di scrittori greci e latini che oggi si trovano in varie biblioteche importanti di Londra, Mosca, Berlino e Parigi. A questo monastero si recavano giovani da tutte le zone d’Europa per imparare l’arte del mosaico e per studiare con i monaci basiliani che lo abitavano. Dopo la distruzione ad opera dei turchi, oggi se ne possono ammirare solo le rovine.


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